trio
Noi e la sconosciuta
07.09.2025 |
3.890 |
5
"I vestiti cadevano uno dopo l’altro come foglie in autunno, senza fretta, senza rumore..."
Il pub era pieno, ma io vedevo solo lei.Seduta accanto a me, col bicchiere ancora freddo tra le dita e quel modo tutto suo di sorridermi di lato, come se sapesse qualcosa che io ignoravo.
Poi è arrivata lei. La sconosciuta.
Capelli scuri, pelle chiara, uno sguardo tagliente e curioso. Si è fermata davanti a noi, un attimo appena, e ci ha chiesto se il posto accanto era libero.
"Sì, certo." Ho detto, troppo in fretta.
Lei si è seduta. La sconosciuta, intendo. Quella che ancora non conoscevo, ma che già mi stava guardando come se fossi un invito aperto.
La mia lei l'ha notato. L'ha visto. E non ha detto nulla.
Si è solo avvicinata un po’ di più a me, la coscia che sfiorava la mia sotto il tavolo, le dita che cercavano il bordo del mio gin tonic.
"Siete una coppia?" ha chiesto la sconosciuta.
"Dipende da chi lo chiede," ha risposto lei.
Io ho riso. Ma a metà. Perché sentivo già l’aria cambiare.
E poi, all’improvviso, quella frase.
"Sembrate belli insieme. Mi piacerebbe conoscervi meglio."
Non l'ha detto con leggerezza.
L'ha detto con quella lentezza studiata, con la voce bassa, che scivola dentro.
E io ho guardato lei. Lei ha guardato me. E ha sorriso.
L’invito
Lei ha sollevato il bicchiere, lentamente, come se ogni gesto avesse un doppio significato.
Ha bevuto, guardandomi sopra il bordo, e poi si è voltata verso la sconosciuta.
"Allora… raccontaci. Da dove cominciamo?"
C’era qualcosa di elettrico nell’aria.
Io sentivo il calore salirmi lungo la schiena, il battito rallentare e poi accelerare di nuovo.
Come se avessi già varcato una soglia, ma non sapessi ancora cosa ci fosse oltre.
La sconosciuta ha lasciato che il silenzio parlasse.
Poi si è spinta leggermente verso di me, abbastanza da sentire il suo profumo — qualcosa di dolce e pungente, come spezie calde e vino rosso.
"Cominciamo da qui," ha detto.
E con una naturalezza disarmante, mi ha sfiorato la mano.
Lei ha osservato tutto, senza distogliere lo sguardo.
Aveva quell’espressione che conosco bene — calma, sicura, ma pronta a prendere il controllo.
"Ti piace?" mi ha sussurrato, solo per me.
Ho annuito.
Forse troppo in fretta.
E lei ha sorriso.
"Allora seguimi."
L’intimità
Siamo usciti dal pub lasciandoci dietro luci e rumore.
Camminare accanto a loro due, una a sinistra, l’altra a destra, era come essere sospeso in un sogno troppo nitido.
A casa, lei ha preso il comando.
Ha acceso solo una lampada, luce calda, quasi dorata.
Ha guardato la sconosciuta, poi me.
"Questa sera sei nostro."
E in quel momento ho capito che non c’era bisogno di scegliere, né di capire.
Solo di lasciarmi andare.
Le loro mani erano come acqua calda che scorre su una pelle dimenticata dal sole.
Le loro bocche, due fiamme che non bruciavano, ma accendevano.
E io, in mezzo, mi sentivo come una corda tesa tra due estremi opposti — e perfetti.
I vestiti cadevano uno dopo l’altro come foglie in autunno, senza fretta, senza rumore.
Eravamo nudi ma non solo di corpo — c’era qualcosa di più.
Una fiducia silenziosa, un consenso danzato, un abbandono reciproco.
Lei si muoveva come una melodia che conoscevo a memoria.
L’altra, come un ritmo nuovo, ma che il mio corpo sembrava sapere da sempre.
Ci siamo lasciati scivolare nel centro del desiderio.
Non c’erano più ruoli, più nomi, più confini.
Solo respiri profondi, intrecci di dita, pelle che cercava pelle, occhi che si perdevano e si ritrovavano.
Era come volare a bassa quota, sentendo ogni dettaglio, ogni brivido, ogni fremito.
Un'onda lenta e continua ci portava e ci riportava sempre più vicini al cuore delle cose.
E quando tutto è esploso — senza rumore, ma con tutta la forza del mondo —
non è stato un punto, ma una sospensione.
Un attimo eterno, in cui nessuno era solo.
Solo calore, pelle, respiro.
Solo noi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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